Arbitrato

Ai giorni d’oggi liti e controversie, rilevanti giuridicamente, sono sempre più numerose.
Ma vale davvero la pena di “scomodare” ogni volta giudici e tribunali e di impelagarsi in un iter giurisdizionale lungo e potenzialmente costoso? Assolutamente no!

Da qualche anno, per le cause civili e commerciali, sta prendendo piede anche in Italia la soluzione dell’arbitrato e della conciliazione stragiudiziale, che nell’ordinamento anglosassone rappresentano in realtà il procedimento ordinario e più frequente già da qualche tempo.

L’Arbitrato è regolamentato nel nostro ordinamento dagli artt. 806-840 del Codice di Procedura Civile.

Si tratta di un’alternativa più celere ed elastica rispetto alla via giudiziaria: in sostanza la soluzione della controversia viene affidata ad un gruppo di soggetti terzi. Questi, denominati “arbitratori” sono almeno tre (e comunque sempre in numero dispari): due vengono scelti rispettivamente da ognuna delle parti e il terzo viene selezionato dal Presidente del Tribunale. Ogni arbitratore è chiamato ad esprimere il proprio parere in merito alla controversia, mediante una pronuncia che viene chiamata “lodo”. Il lodo ovviamente è vincolante per le parti. Inoltre, se depositato presso la Cancellaria del Tribunale del luogo in cui è stato emesso, assume valore esecutivo. E’ evidente che il vantaggio si concretizza in primo luogo in termini di tempi: l’iter burocratico è infatti notevolmente snellito. Viene comunque rispettato il principio di imparzialità e dunque le parti possono aspettarsi la soluzione più equa. Se la scelta di ricorrere all’arbitrato non è stata fatta preventivamente, tramite espressa clausola comprommisoria nel contratto, e l’esigenza sorge successivamente, è possibile sottoscrivere un apposito accordo, chiamato “compromesso arbitrale”.

In questa prospettiva troviamo anche l’alternativa della conciliazione stragiudiziale.

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